Lauri Ouvinen
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La relatrice Proietti, Presidente Regione Umbria: "La transizione non avrà successo se poggia solo sulle spalle dei più deboli della società"
I leader locali e regionali hanno ricordato che il persistente divario tra ambizioni e attuazione della legislazione ambientale dell'UE può essere colmato solo se città e regioni ricevono un supporto finanziario e amministrativo più mirato. Le raccomandazioni fanno parte di un parere preparato dalla Presidente della Regione dell'Umbria Stefania Proietti (IT/PES) e adottato all'unanimità dal Comitato europeo delle Regioni (CdR) il 14 ottobre.
Secondo la quarta Revisione dell'Attuazione Ambientale presentata dalla Commissione europea nel 2025, la mancata attuazione delle normative ambientali costa circa 180 miliardi di euro l'anno a livello UE, a causa dei costi sanitari, delle morti premature e della necessità di misure urgenti.
Il parere del CdR firmato dalla Presidente Proietti sottolinea che il rispetto della legislazione ambientale non è un onere, ma una strategia economica conveniente per evitare costi più elevati in futuro: il divario di attuazione potrebbe essere colmato con un investimento annuale di 122 miliardi di euro. Tuttavia, i membri delle commissioni competenti per le politiche ambientali del CdR e del Parlamento europeo hanno avvertito all'inizio di questa settimana che i tagli proposti al finanziamento della politica di coesione nel prossimo bilancio dell'UE (2028-34) comprometteranno la capacità delle autorità locali e regionali di agire.
I membri del Comitato hanno accolto con favore gli sforzi volti alla semplificazione amministrativa, ma hanno sottolineato che non devono mai portare a una deregolamentazione nascosta o a un abbassamento degli standard di protezione. Siccome le autorità locali e regionali attuano gran parte della legislazione ambientale dell'UE, la Commissione europea dovrebbe sfruttare maggiormente la loro esperienza sul campo per aumentare l'efficienza delle normative e affrontare possibili difficoltà.
Il CdR chiede inoltre di rendere la valutazione degli impatti sociali e territoriali un pilastro delle future revisioni di attuazione ambientale, per misurare i costi e i benefici per la popolazione, in particolare per i gruppi a rischio di povertà energetica, idrica o di mobilità.
Al momento, ci sono oltre 300 procedure d'infrazione aperte dalla Commissione europea per violazione della legislazione ambientale. Il CdR chiede d'integrare le procedure di monitoraggio e infrazione con una "assistenza proattiva all'implementazione" rafforzata per le autorità locali e regionali, fornendo strumenti operativi efficaci, accesso alle informazioni, supporto tecnico mirato e risorse finanziarie accessibili. Città e regioni raccomandano inoltre di sviluppare meccanismi innovativi affinché i proventi derivanti da sanzioni ambientali e tassazione dell'inquinamento possano sostenere le esigenze di attuazione sul campo
Il parere adottato dal CdR punta anche sull'economia circolare come leva essenziale per la competitività, la resilienza e l'autonomia strategica dell'Europa e delle sue regioni e chiede all'UE di sostenere il mercato delle materie prime secondarie - derivate dal riciclaggio, la rigenerazione o la trasformazione di prodotti già esistenti - rendendole economicamente competitive rispetto alle risorse vergini primarie e garantendo prezzi equi che premino i territori virtuosi.
Infine, il parere sottolinea l'importanza di applicare orizzontalmente e in modo proporzionale il principio del "non causare danni significativi" tra le politiche e gli investimenti dell'UE, scoraggiando gli investimenti in tecnologie che ostacolano e rallentano la decarbonizzazione e il raggiungimento degli obiettivi ambientali.
Dichiarazione
La relatrice Stefania Proietti (IT/PES), Presidente della Regione Umbria: "La politica ambientale dell'UE funziona solo se può essere attuata in ogni città e regione, in modo equo e giusto. Il riesame dell'attuazione delle politiche ambientali europee è un momento fondamentale di verità: cosa funziona, cosa no, qual è l'impatto sociale e territoriale della normativa UE e dov'è necessario maggiore sostegno. La transizione non avrà successo se poggia solo sulle spalle dei più deboli della società. Le città e le regioni hanno bisogno di norme stabili, finanziamenti adeguati e competenze tecniche. La semplificazione deve facilitare l'attuazione, in particolare per gli enti locali e regionali più piccoli e i gruppi vulnerabili della società, e non indebolire la protezione dell'ambiente".
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